Petrolio, tra Sars e crollo del 2008

Questo articolo è originariamente apparso su Formiche

È noto come l’emergenza Coronavirus ponga una seria minaccia alla domanda di petrolio. Le ampie misure di quarantena intraprese hanno avuto un impatto significativo sulla domanda cinese di carburanti per il trasporto, minacciando al contempo la crescita economica complessiva. La diffusione del virus in altri Paesi, in congiunzione con analoghe politiche di distanziamento sociale e di quarantena, ha ridotto la crescita economica e la domanda di petrolio nel resto dell’Asia, così come in Europa e negli Stati Uniti.

Prima del 2020, la maggior parte delle proiezioni economiche prevedeva una crescita della domanda globale di petrolio per l’anno in corso di circa 1,2 milioni barili al giorno, con la Cina che richiedeva, da sola, 450mila barili giornalieri. Ad oggi, la domanda di petrolio cinese nel 2020, con la crisi generata dal Coronavirus, è proiettata in calo di almeno 150mila barili al giorno, con benzina, diesel, jet fuel e i bunker (combustibili petroliferi usati per alimentare i motori dei mezzi marittimi) in contrazione. Con una crescita inferiore anche in altri Paesi asiatici, in Europa e USA, la domanda globale di petrolio dovrebbe ora ridursi di quasi 3 milioni di barili al giorno. Le scorte governative strategiche, che ammontano a circa 500mila barili al giorno, compenseranno parte di questo calo, comportando una riduzione netta di 2,5 milioni di barili al giorno. I carburanti per i trasporti sono fra i maggiori responsabili della contrazione, mentre i combustibili industriali come la nafta, il Gpl e l’etano sono stati maggiormente resilienti, registrando una crescita piuttosto modesta.

La maggiore contrazione della domanda di petrolio si verificherà nel primo e nel secondo trimestre del 2020. Guardando al terzo e quarto trimestre, invece, è possibile mantenere un cauto ottimismo. I ricercatori scientifici di tutto il mondo stanno facendo progressi nella comprensione del virus e delle sue modalità di diffusione, lavorando, inoltre, su diversi fronti per sviluppare il vaccino. Imparando dall’esperienza di Cina, Corea del Sud e Italia, il resto del mondo è ora molto più informato sul virus e sulla sua propagazione, rispetto a quando colse di sorpresa i residenti di Wuhan.

Nel considerare il potenziale di ripresa della domanda, possiamo trarre alcuni insegnamenti dall’epidemia di Sars del 2003 e dalla crisi finanziaria del 2008. La Sars ha colpito duramente la domanda nel secondo trimestre del 2003, ma quando la diffusione del virus è stata controllata e frenata, la domanda è rimbalzata. Non appena la gestione pandemica sarà sotto controllo nei nuovi Paesi dove sta scoppiando, la domanda dovrebbe risalire verso la fine dell’anno, come accaduto per la Sars. Qualora gli effetti del Coronavirus dovessero protrarsi nel tempo, incidendo più strutturalmente sulla vita delle persone, l’impatto allora sulla catena distributiva, sui viaggi, sulla crescita economica globale e sulla domanda di petrolio sarà critico, creando una situazione molto più simile a quella del 2008, quando la domanda di petrolio non si è ripresa fino all’anno successivo. È probabile – e in parte si spera – che il Coronavirus sia a metà strada tra le due ipotesi.

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